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Politica

Schlein gela Conte e gli alleati: “Uno non vale uno”. Il Pd mette le mani sulla leadership

La segretaria dem rivendica il primato elettorale del Pd e manda un messaggio pesantissimo agli alleati: prima il programma comune, poi la guida, ma i rapporti di forza non possono essere ignorati

di Fabrizio Gerolla 2 ottobre 2026 4 min di lettura

Schlein gela Conte e gli alleati: “Uno non vale uno”. Il Pd mette le mani sulla leadership
Foto Official Fb
In breve

Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha chiarito la posizione del suo partito nel contesto della coalizione progressista, sottolineando che il peso elettorale ottenuto non può essere ignorato nella definizione della leadership. Durante un intervento alla Direzione del Pd, ha affermato che il partito è pronto a costruire un'alternativa al centrodestra, ma ha ribadito che "uno non vale uno", evidenziando la necessità di riconoscere il ruolo del partito con il maggior consenso. Schlein ha anche aperto alla possibilità di primarie per la scelta del candidato premier, mantenendo fermo il principio che il leader dovrebbe provenire dalla forza politica più votata. Infine, ha criticato l'attuale governo Meloni, chiedendo elezioni anticipate e proponendo un programma che coinvolga non solo i partiti, ma anche la società civile.

Elly Schlein alza il tono del confronto interno al campo largo e lancia un messaggio diretto non solo a Giuseppe Conte, ma a tutti gli alleati: il Partito democratico è disponibile a costruire un’alternativa comune al centrodestra, ma il peso elettorale conquistato nelle urne non può essere ignorato nella definizione della leadership della coalizione.

Intervenendo alla Direzione del Pd, la segretaria ha rivendicato con forza il consenso ottenuto dal partito alle elezioni europee, regionali e comunali, sottolineando che quel risultato non è stato frutto di concessioni esterne: “A noi non ci ha regalato niente nessuno. Se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati con fatica, sudore e impegno”.

Schlein ha ricordato come il Pd sia riuscito a recuperare terreno partendo da una posizione estremamente difficile: “Nel 2023 eravamo circa al 14% e ci davano per morti”. Da quella situazione, ha aggiunto, il partito ha costruito passo dopo passo il risultato che oggi lo pone al centro dell’opposizione.

Il passaggio più netto riguarda però i rapporti interni alla possibile coalizione progressista. “Il programma si scrive con l’alleanza”, ha spiegato, aggiungendo che in quel confronto “bisogna essere inclusivi”, ma anche che “uno non è che vale uno”. Una frase destinata inevitabilmente a essere letta come una risposta a chi, all’interno del campo largo, rivendica una piena parità tra le diverse forze politiche nella definizione della linea comune.

La leader dem ha quindi rivendicato il ruolo del Pd sulla base dei risultati elettorali. “Generosi sì, ingenui no”, ha scandito, sostenendo che in qualsiasi altro Paese europeo sarebbe considerato normale che a guidare la coalizione fosse il partito con più voti: “Non è egemonia, è democrazia”.

Nonostante il richiamo alla centralità dei rapporti di forza, Schlein ha ribadito che la priorità resta la costruzione di un programma comune. “Prima il programma, poi la guida, perché chi guida deve guidare l’intera alleanza e non soltanto il suo partito”, ha affermato.

Il messaggio agli alleati è dunque duplice: il Pd è disponibile a discutere e costruire insieme il progetto politico, ma non intende mettere tra parentesi il peso elettorale conquistato quando si arriverà a scegliere la leadership della coalizione.

Schlein ha poi rivendicato l’esistenza della coalizione progressista, sostenendo che oggi il campo alternativo al centrodestra è in grado di competere per la guida del Paese. “Noi siamo pronti, possiamo partire anche subito. Basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli”.

La segretaria ha indicato nel programma il primo banco di prova: il percorso dovrà partire dalla definizione delle priorità e coinvolgere non soltanto i partiti, ma anche il confronto con terzo settore, mondo produttivo, sindacati e società civile.

È sul nodo più delicato, quello del candidato premier, che Schlein ha introdotto un secondo elemento politico rilevante. Dopo aver affermato che dovrebbe essere il leader della forza politica più grande, ha lasciato aperta anche l’ipotesi delle primarie. “Se c’è qualcuno che non riconosce questo principio democratico, noi siamo disponibili e pronti anche alle primarie e, se le faremo, le vinceremo insieme”.

Una posizione che, nella sostanza, mette sul tavolo due opzioni: riconoscere preventivamente il principio della centralità del partito più votato oppure affidare la scelta direttamente agli elettori della coalizione attraverso una consultazione.

Nella relazione alla Direzione sono stati indicati anche i principali assi programmatici sui quali costruire la piattaforma comune: lavoro, politica industriale, sanità, scuola, sicurezza e diritti. Schlein ha inoltre riconosciuto l’esistenza di differenze sulla politica estera, in particolare sul rapporto tra europeismo, atlantismo e autonomia strategica europea, sostenendo tuttavia che sia possibile trovare una sintesi.

La leader del Pd ha poi concentrato una parte significativa dell’intervento sull’attacco al governo Meloni. Secondo Schlein, l’esecutivo ha fallito su legge elettorale, situazione economica e lavoro: “Gli italiani stanno peggio di quando Meloni è arrivata a Palazzo Chigi, i salari sono più bassi, la pressione fiscale è aumentata”.

Nel mirino anche sanità, povertà e natalità. “La sanità pubblica è in ginocchio, la povertà è aumentata e le nascite sono ancora calate”, ha affermato, sostenendo che il governo avrebbe trasformato la stabilità in “immobilismo”. Da qui la richiesta esplicita di tornare alle urne: “Prendete atto che avete fallito e andate a casa, prima si vota e meglio è per l’Italia”.

La strategia delineata da Schlein appare dunque chiara: costruire il programma insieme agli alleati e alla società civile, rivendicare il ruolo del Pd sulla base dei risultati ottenuti e lasciare aperta la strada delle primarie qualora il principio della centralità del partito più votato non fosse condiviso.

La sfida alla maggioranza passa ora attraverso la costruzione del campo largo, ma la segretaria dem mette in chiaro che il Pd intende concorrere alla guida della coalizione partendo dal peso che gli elettori gli hanno attribuito nelle urne.

Un messaggio diretto al governo, ma anche un avviso agli alleati: il confronto sarà aperto, ma i numeri conquistati nelle elezioni non verranno considerati irrilevanti quando si tratterà di scegliere chi dovrà guidare l’alternativa al centrodestra.

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