Renzi spariglia il centrosinistra: "Conte può guidarlo", Schlein ora rischia le primarie
L’ex premier è pronto a sostenere il leader M5S qualora vincesse la consultazione e rilancia una sfida aperta per la guida della coalizione
di Fabrizio Gerolla 30 settembre 2026 2 min di lettura
Matteo Renzi interviene nel dibattito sulla leadership del centrosinistra, proponendo primarie aperte e riconoscendo che chiunque vinca, anche Giuseppe Conte, dovrebbe essere il candidato premier della coalizione. Durante la presentazione del suo libro a Milano, Renzi ha sottolineato l'importanza di un'alleanza unita, pur mantenendo le sue riserve nei confronti del Movimento 5 Stelle. Ha criticato la rottura del Terzo Polo, sostenendo che senza quella divisione ci sarebbe stato un polo centrista più influente. La situazione rimane fluida, con il PD che sostiene Elly Schlein e Conte che continua a chiedere primarie, mentre Renzi si propone come mediatore per un confronto programmatico.
Matteo Renzi entra nel dibattito sulla leadership della futura coalizione di centrosinistra e lo fa con una posizione che sposta il confronto oltre il nome di Elly Schlein: primarie aperte e riconoscimento del vincitore, anche se si trattasse di Giuseppe Conte.
Nel corso della presentazione del suo ultimo libro a Milano, il leader di Italia Viva ha risposto alle domande sulla possibile candidatura della segretaria del PD e sulle regole che dovrebbero definire la scelta del candidato premier della coalizione. Pur ribadendo il proprio dissenso politico nei confronti del Movimento 5 Stelle, Renzi ha affermato che chiunque vinca le primarie debba rappresentare l’intera alleanza.
«Sì, se ci sono le primarie, chi le vince rappresenta tutti. Poi io faccio di tutto perché non le vinca quello che considero il più distante. Ma se le vince, governa lui. Punto», ha dichiarato.
Una posizione che si inserisce nel dibattito aperto all’interno del centrosinistra sulla leadership della coalizione. Negli ultimi giorni era stato il responsabile Organizzazione del PD, Igor Taruffi, a ricordare che lo statuto del partito indica nella segretaria la candidata a Palazzo Chigi, ma il tema delle primarie resta centrale nella definizione dell’alleanza.
Renzi, intervenendo sul punto, ha tuttavia spostato l’attenzione dalla candidatura di Schlein alla necessità di riconoscere quale candidato premier chiunque vinca una competizione aperta, inclusa l’ipotesi di una vittoria di Conte. Una dichiarazione che, pur non cancellando le distanze politiche tra Italia Viva e il Movimento 5 Stelle, separa il giudizio sulle esperienze di governo precedenti dalla costruzione dell’alleanza futura.
Nel corso dell’intervento, il leader di Italia Viva ha inoltre criticato la posizione di Carlo Calenda e la rottura del Terzo Polo, sostenendo che, senza quella divisione, oggi sarebbe esistito un polo centrista capace di incidere maggiormente sul quadro politico. «Se qualcuno non avesse rotto il Terzo Polo nel modo più scriteriato possibile, oggi ci sarebbe un polo di centro capace di fare da ago della bilancia», ha dichiarato.
Secondo Renzi, il progetto che oggi sta costruendo punta a ricomporre quell’area riformista e centrista e a lasciare agli elettori delle primarie la scelta della leadership della coalizione. Da qui il passaggio più netto: se il vincitore fosse Conte, ha spiegato, dovrebbe essere riconosciuto come candidato premier dell’alleanza.
Non sono mancati i riferimenti al rapporto con il Partito Democratico e con l’area ambientalista. Renzi ha ribadito di non avere bisogno di «stare nella foto con Bonelli», ma di voler partecipare a un confronto che individui il programma della coalizione e stabilisca le regole per scegliere il candidato premier. Ha inoltre ringraziato il sindaco di Milano, Beppe Sala, per aver sollecitato il centrosinistra a non escludere Italia Viva dal confronto, chiedendo che la discussione si concentri sui programmi per i prossimi dieci anni.
Al momento, quindi, il quadro resta aperto: Conte continua a chiedere primarie, il Partito Democratico rivendica Schlein come propria candidata e Renzi accetta la sfida delle primarie, spingendosi fino a riconoscere, almeno sul piano formale, anche una possibile vittoria del leader del Movimento 5 Stelle.
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