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Politica

Pensioni, Durigon rilancia l’uscita a 64 anni e la flat tax al 5% per i giovani

Il sottosegretario al Lavoro punta a nuove misure nella manovra per favorire il ricambio generazionale e ridurre il peso fiscale.

di Fabrizio Gerolla 23 ottobre 2026 2 min di lettura

Pensioni, Durigon rilancia l’uscita a 64 anni e la flat tax al 5% per i giovani
Foto Official Fb

Maggiore flessibilità per lasciare il lavoro a 64 anni e una tassazione al 5% nei primi anni di occupazione per i giovani. Sono le due proposte avanzate dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon durante l’incontro “City Talks” a Napoli, organizzato da Spin Factor presso l’Associazione Costruttori Edili Napoli, intervistato dal direttore dell’Adnkronos Davide Desario.

Secondo Durigon, il governo starebbe valutando un intervento strutturale sul sistema previdenziale che consentirebbe di anticipare l’uscita dal lavoro rispetto ai requisiti attuali. “Ci stiamo lavorando, c’è la predisposizione all’interno del governo”, ha affermato il sottosegretario, spiegando che la misura avrebbe anche l’obiettivo di favorire il ricambio generazionale nel mercato del lavoro.

L’idea si muove su un doppio binario: da un lato concedere maggiore flessibilità ai lavoratori più anziani, dall’altro incentivare l’ingresso dei giovani attraverso una tassazione ridotta al 5% per i primi anni di attività. “Mantenendo persone al lavoro fino a 68 anni non riusciamo a inserire nuove figure professionali nel mercato del lavoro e non siamo competitivi”, ha sottolineato Durigon.

Al momento si tratta di ipotesi in fase di elaborazione e non sono stati forniti dettagli su requisiti contributivi, coperture o modalità applicative. Il sottosegretario ha indicato come priorità anche la riduzione della tassazione sugli assegni pensionistici, portandola dall’attuale 20% a una soglia compresa tra il 12 e il 13%, in linea con quanto avviene in Francia, oltre all’ampliamento delle agevolazioni della flat tax e alle misure a sostegno dei giovani.

Nel corso dell’intervista Durigon ha difeso l’azione dell’esecutivo sul fronte del lavoro, ricordando il raggiungimento del 63% di tasso di occupazione, definito il più alto mai registrato, e il taglio del cuneo fiscale da 10 miliardi. Ha però riconosciuto che l’inflazione ha inciso sui salari, spiegando che la debolezza del potere d’acquisto ha radici trentennali. Sul tema dei contratti ha inoltre criticato la Cgil, sostenendo che la maggiore confederazione sindacale avrebbe firmato rinnovi a 4-5 euro l’ora.

Durigon ha affrontato anche le prospettive politiche, a partire dalla legge elettorale e dalla decisione della Consulta. Secondo il sottosegretario, in caso di modifica del sistema di voto, ottobre rappresenterebbe “la scadenza più naturale” per il ritorno alle urne. Alla domanda su una possibile scommessa, ha risposto con una battuta: “Se dovessi scommetterci un euro? Pure due”.

Per quanto riguarda il futuro del ministero dell’Interno, Durigon ha espresso apprezzamento per Matteo Piantedosi, ma ha previsto che nel prossimo governo sarà Matteo Salvini a tornare al Viminale. “Matteo Piantedosi è una persona perbene, ha fatto un grande lavoro, ma penso che questa volta toccherà a Salvini fare il ministro dell’Interno”.

Infine, sul congresso della Lega, ha ribadito la necessità di compattezza dopo la scelta della linea a maggioranza. “Tutti si devono allineare”, ha affermato, precisando che non si tratta di una rottura ma di rispetto dell’esito democratico. Un passaggio dedicato anche a Massimo Garavaglia, definito “una persona perbene”, con un commento sui contatti pre-congresso: “L’ho sentito domenica, so che ha sentito anche Matteo, forse si è dimenticato…”.

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