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Politica

Metal detector negli istituti, la linea di Roma finisce al centro della polemica

L’aggressione alla docente riaccende il confronto sulla sicurezza: Pratelli aveva escluso una scuola chiusa ai controlli

di Redazione 18 settembre 2026 3 min di lettura

Metal detector negli istituti, la linea di Roma finisce al centro della polemica

Un grave episodio di violenza si è verificato questa mattina, 13 ottobre 2026, nella scuola media Giovanni Verga di Roma, in via Giovanni Gussone. Un ragazzo di 13 anni ha aggredito una docente spruzzandole spray urticante sul volto per poi ferirla con un coltello. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale sanitario del 118. L'insegnante è rimasta sotto choc ma non sarebbe in pericolo di vita. Sono in corso accertamenti per chiarire la dinamica e le circostanze precedenti all'aggressione.

L'episodio riporta al centro del dibattito il tema della prevenzione della violenza nelle scuole e delle misure di controllo negli istituti frequentati da minori con situazioni di rischio. In questo contesto sono tornate alla luce alcune dichiarazioni rilasciate nei mesi scorsi dall'assessora alla Scuola di Roma Capitale Claudia Pratelli.

Le dichiarazioni dell'assessora Pratelli sulle scuole

Il 26 febbraio 2026, intervenendo all'Acquario Romano durante un evento dedicato al progetto "Scuole aperte", Pratelli aveva espresso la propria contrarietà all'idea di una scuola "che si chiude con i metal detector". L'assessora aveva affermato: "Vogliamo una scuola che non teme il mondo, che non si chiude con i metal detector, ma una scuola che si apre ai territori e alle comunità di insegnanti, studenti, genitori e dirigenti".

Le parole erano state pronunciate in occasione della presentazione del progetto "Scuole aperte", iniziativa promossa da Roma Capitale con la partecipazione delle istituzioni scolastiche, della Consulta provinciale degli studenti e delle associazioni studentesche, con l'obiettivo di rendere le scuole presìdi civici e culturali aperti alle comunità anche oltre l'orario scolastico. Alla data del 26 febbraio 2026 risultavano 160 gli istituti romani che avevano aderito al progetto.

Il contesto della direttiva sulla prevenzione

Le dichiarazioni dell'assessora erano state rese pochi giorni dopo la pubblicazione della direttiva del 28 gennaio 2026 firmata dai ministri dell’Interno e dell’Istruzione e del Merito. Il provvedimento, pur non introducendo metal detector in tutte le scuole, prevedeva un rafforzamento delle attività di prevenzione e di raccordo tra prefetture, forze dell’ordine, uffici scolastici e istituzioni territoriali. Tra le misure contemplate figurava anche la possibilità di ricorrere a strumenti di controllo mirato negli istituti interessati da situazioni di rischio specifiche.

Secondo quanto emerso nella presentazione della direttiva, l'eventuale utilizzo di metal detector o altri strumenti di controllo sarebbe stato valutato caso per caso e attuato nell'ambito di percorsi concordati tra istituzioni scolastiche e autorità competenti. Nelle settimane successive, il tema aveva alimentato un ampio confronto pubblico sull'equilibrio tra sicurezza e ambiente educativo.

Un sondaggio condotto da Skuola.net su un campione di 500 studenti, pubblicato il 29 gennaio 2026, aveva evidenziato che il 68 per cento degli intervistati si dichiarava favorevole all'introduzione dei controlli, con il 28 per cento molto favorevole e il 40 per cento abbastanza favorevole, mentre il 16 per cento risultava contrario. Al tempo stesso, alcuni studenti avevano espresso timori riguardo agli effetti dei controlli sul clima scolastico e sul rapporto fiduciario tra scuola e comunità studentesca.

La richiesta di chiarimenti della Lega

Dopo l'aggressione, il capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, Fabrizio Santori, ha chiesto che Pratelli chiarisca se confermi la posizione espressa a febbraio. "Dopo quanto accaduto oggi alla scuola media Giovanni Verga, chiediamo all’assessora se conferma quella posizione, e soprattutto quali strumenti concreti Roma Capitale intende mettere in campo sul fronte della prevenzione e della sicurezza", ha dichiarato Santori.

Il capogruppo leghista ha inoltre sollecitato verifiche sulle eventuali segnalazioni precedenti all'aggressione e sull'eventuale presa in carico del minore da parte dei servizi competenti. "È essenziale chiarire se vi fossero segnalazioni precedenti e se il minore fosse seguito dai servizi, per valutare l'adeguatezza degli interventi di prevenzione e tutela", ha aggiunto Santori, sottolineando come l'apertura degli istituti e la sicurezza non debbano essere considerate alternative.

Il confronto sulla sicurezza scolastica

Il caso riapre il confronto sulle politiche di sicurezza negli istituti scolastici e sulle misure da adottare per prevenire episodi di violenza. Da un lato, il progetto "Scuole aperte" promosso da Roma Capitale continua a essere presentato come una strategia per rafforzare il ruolo delle scuole come luoghi di incontro e partecipazione civica. Dall'altro, l'aggressione odierna riporta d'attualità il dibattito sull'opportunità di prevedere interventi mirati di controllo negli istituti interessati da situazioni di rischio.

La vicenda della scuola media Giovanni Verga è destinata ad alimentare il confronto tra chi sostiene la necessità di interventi educativi e sociali per prevenire il disagio e la violenza e chi ritiene che, nei casi di rischio specifico, possano essere adottati anche strumenti di sicurezza mirati nell'ambito di percorsi concordati tra autorità scolastiche e istituzioni competenti.

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