Meloni non firma il Dpcm: “Un miliardo per i magistrati? Inaccettabile”
Meloni non firma il Dpcm per i magistrati: un miliardo di euro è inaccettabile. Scopri le ragioni dietro questa decisione e le reazioni politiche.
di Redazione Seconda Lettura 19 ottobre 2026 2 min di lettura
Giorgia Meloni ha deciso di non firmare il Dpcm che avrebbe dovuto sbloccare gli aumenti e i rimborsi per gli stipendi dei magistrati. La cifra in ballo è considerevole, si parla di una somma complessiva intorno a un miliardo di euro. Il governo contesta le tempistiche e la priorità di affrontare una spesa di questa entità in un momento in cui fatica a recuperare risorse per altri settori, come l'autotrasporto.
Nel dettaglio, secondo le stime riportate da la Repubblica, l'ammontare complessivo degli arretrati e degli adeguamenti retributivi per i magistrati si aggirerebbe intorno ai 970 milioni di euro. Ogni magistrato potrebbe ricevere quasi 100mila euro lordi a testa, di cui circa 70mila euro come arretrati una tantum e circa 20mila euro l'anno di aumento. La cifra più alta sarebbe destinata ai 10.638 magistrati già in servizio nel 2018.
L'Anm ha reagito dicendo: “Il governo decide, ma se ci sono dei margini faremo un ricorso”. L'Associazione Magistrati della Corte dei conti ha precisato che “gli importi effettivi saranno sensibilmente inferiori a quelli circolati”.
Meloni ha spiegato la sua posizione in un post su Facebook: “In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati”. E ha aggiunto che la cifra richiesta è “dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto”. La premier ha anche lasciato aperta la porta al dialogo con i rappresentanti della magistratura: “Se le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione sono come sempre pronta ad ascoltarle”.
La decisione di non firmare il decreto è stata presa anche in un contesto di tensioni politiche tra il governo e la magistratura, legate a riforme della giustizia e alla separazione delle carriere. Il contenzioso sui rimborsi è nato da errori di calcolo dell'Istat per i trienni 2018-2020 e 2021-2023. Gli aumenti degli stipendi dei magistrati vengono infatti aggiornati ogni tre anni e non tramite contrattazione, ma sulla base di parametri Istat. Le nuove stime sono del 6,22% per il triennio 2021-2023 e del 12,32% per il successivo, mentre i precedenti aumenti erano del 4,85% e del 6,69%.
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