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Legge elettorale, la Rete per il voto libero prepara 30 ricorsi

La Rete per il voto libero prepara 30 ricorsi contro la nuova legge elettorale, puntando a difendere la legittimità costituzionale in Italia.

di Redazione Seconda Lettura 13 ottobre 2026 2 min di lettura

Legge elettorale, la Rete per il voto libero prepara 30 ricorsi
Illustrazione generata con intelligenza artificiale

Il 13 ottobre 2026, la “Rete per un voto libero e uguale” ha tenuto una conferenza stampa alla Camera dei Deputati per illustrare la strategia con cui intende promuovere ricorsi contro la nuova legge elettorale, già pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Secondo quanto riportato su policymakermag.it, il piano prevede il deposito di 30 ricorsi in altrettante Corti d’appello italiane il 26 ottobre 2026, giorno di entrata in vigore della legge.

La nuova legge elettorale prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza, capilista bloccati, soglia di sbarramento al 3% e obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio. La pubblicazione dei ricorsi avverrà il 26 ottobre 2026, giorno di entrata in vigore della legge, in modo da sollevare la questione di legittimità costituzionale prima che il presidente della Repubblica convochi le elezioni. L'obiettivo è portare le questioni davanti alla Corte Costituzionale prima delle prossime elezioni, previste per il 30 maggio o il 6 giugno 2027. Le possibili udienze in tribunale potrebbero iniziare a metà gennaio 2027.

La strategia si basa su sei questioni di legittimità costituzionale, che saranno sollevate davanti a 30 Corti d’appello in tutta Italia. L’obiettivo è arrivare, attraverso il filtro dei tribunali, al giudizio della Corte costituzionale. Il lavoro legale è coordinato dall’avvocato Pietro Adami, in collaborazione con i professori Enrico Grosso, Ettore Rotelli e Roberto Zaccaria. Sono coinvolti 99 avvocati di tutta Italia.

Le sei questioni riguardano:

  1. Il premio di maggioranza, sia per gli aspetti numerici che per le modalità di assegnazione.
  2. L’autonomia elettorale delle due Camere e la base regionale del Senato.
  3. La libertà di voto e la selezione degli eletti, con riferimento ai capilista bloccati.
  4. L’equilibrio di genere, in relazione ai capilista bloccati.
  5. L’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio.
  6. Il numero di firme richieste alle liste non rappresentate in Parlamento.

Secondo il costituzionalista Enrico Grosso, molti aspetti della legge riflettono punti già dichiarati incostituzionali in passato, come il premio di maggioranza del Porcellum. Il coordinatore della Rete, Roberto Zaccaria, ha sottolineato che la legge è “gravemente incostituzionale” e che questo giustifica la mobilitazione legale. L’avvocato Pietro Adami ha spiegato che l’obiettivo è presentare i ricorsi il giorno stesso dell’entrata in vigore della legge. Sono già stati raggiunti circa 500 firmatari, tra cui nomi noti della politica e della cultura, come Romano Prodi, Massimo D’Alema, Stefania Craxi, Marisa Laurito e molti altri.

Cinque parlamentari di diversi partiti hanno annunciato la loro partecipazione ai ricorsi: Simona Bonafè (PD), Maria Elena Boschi (Italia Viva), Riccardo Magi (+Europa), Alessandra Maiorino (M5S) e Filiberto Zaratti (AVS). Zaratti ha dichiarato: “È arrivato il momento di passare la staffetta per mettere in campo i ricorsi alla Consulta.”

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