Vai al contenuto
venerdì 9 ottobre 2026 Rivista di approfondimento politico Chi siamo Contatti Agensocial

Analisi lunghe, lavori parlamentari e idee·Una testata del network Agensocial

Politica

Legge elettorale, la maggioranza teme la Consulta: già pronto un piano B

La legge elettorale suscita timori nella maggioranza: la Consulta potrebbe intervenire. Scopri il piano B e le contestazioni principali.

di Redazione Seconda Lettura 9 ottobre 2026 2 min di lettura

Legge elettorale, la maggioranza teme la Consulta: già pronto un piano B
Illustrazione generata con intelligenza artificiale

La nuova legge elettorale è stata da poco approvata, ma già si teme un intervento della Corte Costituzionale. Secondo quanto riportato da policymakermag.it, la maggioranza teme che la Corte possa intervenire sul premio di maggioranza del Senato, che potrebbe essere un punto centrale del giudizio di legittimità. Per questo il governo starebbe già pensando a un piano B nel caso in cui la Consulta intervenisse.

Sono tre i punti principali di contestazione: il meccanismo dei 35 senatori del premio, il fatto che per presentare le liste serva raccogliere un numero molto alto di firme per chi non è già presente in Parlamento e la disciplina dei capilista rispetto alla rappresentanza di genere.

IL NODO DEI 35 SENATORI

Il primo punto riguarda il premio al Senato. La legge, infatti, lega l'attribuzione del premio a un risultato ottenuto a livello nazionale, mentre il Senato è eletto "a base regionale", come prevede l'articolo 57 della Costituzione. Il meccanismo prevede 35 seggi aggiuntivi alla lista o coalizione che raggiunge il 42% dei voti sia alla Camera sia al Senato. Il premio verrebbe attribuito nelle regioni dove la lista o la coalizione vincente è più vicina alla maggioranza assoluta.

Il possibile corto circuito costituzionale sta proprio qui: una coalizione potrebbe vincere a livello nazionale e risultare seconda in una regione, ottenendo comunque seggi premiali. Ciò potrebbe ribaltare il rapporto di forza emerso dalle urne in quella regione.

FIRME, UNA SOGLIA DENTRO LA SOGLIA

Il secondo punto riguarda la raccolta delle firme. Per le forze politiche che non hanno già un simbolo presente in Parlamento, il numero di sottoscrizioni necessarie è stato aumentato a 6.000-7.000 per collegio. Secondo i critici, non si tratta solo di un ostacolo organizzativo, ma di una soglia di accesso indiretta alla competizione elettorale.

CAPILISTA E RAPPRESENTANZA DI GENERE

Il terzo punto riguarda la rappresentanza di genere. La legge prevede capilista bloccati e tre preferenze per gli altri candidati, ma non garantisce un minimo del 40% di donne tra i capilista. Questo aspetto è contestato come possibile violazione dell'articolo 51 della Costituzione, che promuove l'accesso paritario alle cariche elettive.

LA STRATEGIA DELLE OPPOSIZIONI

Come riporta policymakermag.it, la legge elettorale è stata approvata alla Camera l'8 ottobre 2026, con 227 voti favorevoli e 164 contrari. I partiti di opposizione hanno annunciato che presenteranno i ricorsi alla Corte Costituzionale il prossimo 12 ottobre, dopo l'entrata in vigore della legge, prevista 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

I ricorsi riguarderanno circa una trentina di distretti di Corte di appello in Italia, e verranno depositati dopo l'entrata in vigore della legge, prevista 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L'iter per la pronuncia della Corte potrebbe durare circa tre mesi, il che significa che una pronuncia potrebbe arrivare a partire da febbraio 2027.

Tra i punti critici dei ricorsi, oltre a quelli già citati, ci sono anche l'introduzione parziale del sistema delle preferenze, il numero di firme richiesto per presentare le liste, le norme sulla parità di genere, il meccanismo per l'attribuzione del premio di maggioranza e la ridefinizione delle circoscrizioni Estero, con un unico collegio al Senato denominato “Mondo”.

Fonti

Temi Politica