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Italia Viva: “Aboliamo il divieto alle donne di risposarsi per 300 giorni”

Italia Viva propone di abolire il divieto alle donne di risposarsi per 300 giorni, una norma obsoleta e discriminatoria. Scopri di più!

di Redazione Seconda Lettura 3 novembre 2026 1 min di lettura

La legge italiana impone alle donne di attendere trecento giorni prima di potersi risposare, mentre gli uomini possono farlo immediatamente. La norma, considerata da molti obsoleta e discriminatoria, potrebbe essere cancellata grazie a una proposta di legge presentata da Raffaella Paita, senatrice di Italia Viva, che punta ad abrogare l’articolo 89 del codice civile.

Conosciuta anche come “lutto vedovile”, la norma vieta alle donne di contrarre un nuovo matrimonio prima che siano trascorsi trecento giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio. Il divieto non si applica se il divorzio è stato preceduto da separazione giudiziale o consensuale, se il matrimonio non è stato consumato o se è stato dichiarato nullo per impotenza di uno dei coniugi.

In altri casi, il tribunale può autorizzare il nuovo matrimonio solo se viene esclusa la gravidanza attraverso un esame medico o se viene accertato che l’ex marito non ha convissuto con la moglie nei trecento giorni precedenti la fine del matrimonio.

Il divieto risale al codice civile del 1942, redatto sotto la dittatura di Benito Mussolini, ed era stato introdotto per evitare la cosiddetta commixtio sanguinis, cioè incertezze sulla paternità. Una motivazione che, secondo i critici della norma, appare oggi superata dalla possibilità di effettuare test del DNA e dalla trasformazione del ruolo della donna nella società.

La senatrice Paita ha definito la norma “retrograda, anacronistica e intrisa di stereotipi non più accettabili”, sottolineando come il divieto continui a essere un esempio di discriminazione di genere all’interno dell’ordinamento italiano. La proposta di abrogazione punta a eliminare una distinzione tra uomini e donne considerata non più giustificabile, garantendo parità di trattamento nel diritto al matrimonio.

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