Grillo a Pulp: "M5S? Io estromesso, nessun rimpianto". E su Ciro: "Ha preso 110 e lode
Beppe Grillo parla del M5S e della sua estromissione nel podcast Pulp, rivelando anche i successi del figlio Ciro.
di Redazione Seconda Lettura 23 settembre 2026 2 min di lettura
Beppe Grillo ha rilasciato un'intervista nel podcast Pulp, dove ha parlato della sua attuale estraneità al Movimento 5 Stelle, da lui fondato, affermando di non avere rimpianti per essere stato estromesso. Ha anche discusso della situazione del figlio Ciro, che ha conseguito la laurea in giurisprudenza con 110 e lode, sottolineando il peso emotivo della vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto. Grillo ha criticato aspramente il M5S e il suo ex leader Giuseppe Conte, sostenendo che il movimento ha perso la sua capacità di anticipare i cambiamenti e definendolo "paralizzato". Con il suo stile provocatorio, ha anche toccato temi più ampi, come il ritorno di ideologie nazionaliste in Italia, utilizzando il podcast come piattaforma per esprimere le sue opinioni politiche e personali.
Beppe Grillo torna a far parlare di sé con un intervento a tutto campo nel podcast Pulp, condotto da Fedez e Mr. Marra. Nel corso della puntata del 21 settembre 2026, il fondatore del Movimento 5 Stelle ha affrontato una vasta gamma di argomenti, dalla situazione personale del figlio Ciro alla sua visione politica attuale, fino a una dura critica nei confronti del M5S e del suo ex leader Giuseppe Conte.
Grillo ha aperto l'intervista con una riflessione personale sul proprio ruolo pubblico e sulla possibilità di tornare alla politica in prima persona: "Non ho potere e facoltà di fondare un partito. M5S? Io estromesso non ho rimpianti." Una dichiarazione che sembra chiudere, almeno formalmente, l'ipotesi di un suo ritorno diretto sulla scena politica come leader di un nuovo soggetto.
Un passaggio particolarmente significativo riguarda il figlio Ciro Grillo, che negli ultimi anni è stato al centro di una complessa vicenda giudiziaria. Il fondatore del M5S ha raccontato che il figlio sta studiando giurisprudenza per diventare avvocato penalista e che ha conseguito la laurea con il massimo dei voti, 110 e lode. "Mio figlio Ciro, che sta attraversando un momento un po' particolare, di enorme pesantezza, che sta risolvendo," ha detto Grillo, sottolineando come la vicenda abbia inevitabilmente segnato la sua famiglia.
Nel corso della puntata, il comico genovese ha poi rivolto critiche molto dure al Movimento 5 Stelle, da lui fondato e poi affidato a una leadership politica di cui oggi prende nettamente le distanze: "Il Movimento oggi è un'altra cosa." Grillo sostiene che il M5S abbia perso quella capacità di anticipare i cambiamenti che nelle sue intenzioni originarie avrebbe dovuto rappresentare, ricordando come molti dei temi da lui sostenuti anni fa, dall'idrogeno alle comunità energetiche, siano oggi al centro del dibattito pubblico.
Non sono mancate battute e affondi indirizzati a Giuseppe Conte, definito con ironia "il reverendo Jones, l'uomo che sussurrava ai cavilli", e a Mario Draghi, chiamato "il banchiere del diavolo", mentre sul clima politico e culturale italiano Grillo ha evocato una sorta di ritorno di "malattie infantili" come fascismo e nazionalismo, citando anche casi come quello di Roberto Vannacci.
Tra battute, giochi di parole e considerazioni più amare, Grillo ha descritto il peso della vicenda giudiziaria del figlio come un momento di "enorme pesantezza", per poi tornare a parlare di politica con il tono dissacrante che lo ha sempre caratterizzato. Una delle battute più taglienti dell'intervista riguarda proprio il M5S: "Di progressista ha solo la paralisi progressiva", ha dichiarato, aggiungendo una metafora destinata a far discutere: "È come una decalcomania, più gli sputi sopra più si appiccica."
Ancora una volta, dunque, Grillo utilizza un palco mediatico non convenzionale per lanciare messaggi politici e personali, confermando come il mondo dei podcast sia diventato uno dei nuovi luoghi in cui la politica italiana si racconta fuori dai canali tradizionali.
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