Francia, debito record e tensioni sociali: il malato d’Europa è nel cuore dell’Eurozona
La Francia affronta un debito record e tensioni sociali, diventando il malato d'Europa nel cuore dell'Eurozona. Scopri le cause e le conseguenze.
di Redazione Seconda Lettura 13 ottobre 2026 2 min di lettura
La Francia si trova oggi al centro di una crisi economica e sociale che rischia di trasformarsi nel principale fattore di instabilità dell’intera Eurozona. A delineare un quadro di crescente fragilità è un articolo di Salvatore Di Bartolo pubblicato su formiche.net, che analizza l’evoluzione del debito pubblico francese e le tensioni sui mercati finanziari, mentre un reportage de Il Foglio racconta le proteste studentesche che da settimane attraversano il Paese, evidenziando come il malessere economico si intrecci con una profonda crisi sociale e politica.
Secondo i dati riportati da formiche.net, alla fine del 2025 il debito pubblico francese ha raggiunto i 3.460 miliardi di euro, pari al 115,6% del Prodotto interno lordo. Le previsioni per il 2026 indicano un ulteriore deterioramento dei conti pubblici, con un rapporto debito/PIL destinato a salire al 118,1% e un deficit al 5,1% del PIL. Per il 2027, gli analisti stimano un disavanzo in crescita fino al 5,7% e un debito oltre il 120% del PIL.
Le difficoltà economiche si inseriscono in un contesto politico segnato da crescente instabilità e polarizzazione. La Francia ha attraversato negli ultimi anni una fase di forte turbolenza istituzionale, con governi deboli e incapaci di costruire maggioranze solide per approvare misure di consolidamento fiscale. A questo si aggiunge un clima sociale sempre più teso, come racconta Il Foglio, che descrive le proteste studentesche in corso da settembre.
Le manifestazioni, iniziate con l’occupazione di scuole e università, si sono progressivamente estese a tutto il Paese, con blocchi, cortei e assemblee. Gli studenti chiedono un piano di investimenti di almeno 10 miliardi di euro per migliorare le condizioni della scuola pubblica, denunciando edifici fatiscenti, sovraffollamento delle classi e carenza di personale.
Formiche.net evidenzia inoltre come il deterioramento dei conti pubblici abbia iniziato a riflettersi anche sul mercato obbligazionario. A fine settembre, lo spread tra i titoli di Stato francesi a dieci anni e i Bund tedeschi ha superato i 110 punti base, con i rendimenti dei titoli francesi saliti al 4,75%, contro il 3,63% dei titoli tedeschi. Un differenziale che, secondo alcuni operatori di mercato, potrebbe ampliarsi ulteriormente nei prossimi mesi.
La Francia si trova quindi ad affrontare una crisi che non è solo finanziaria. Da un lato, l’aumento del costo del debito limita i margini di manovra del governo: secondo le previsioni della Commissione europea, la spesa per interessi potrebbe salire al 2,6% del PIL nel 2026 e al 2,8% nel 2027. Dall’altro, l’incapacità di intervenire sulle disuguaglianze sociali e sulle condizioni dell’istruzione alimenta un malcontento diffuso, soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione.
Il quadro descritto da formiche.net e Il Foglio convergono su un punto centrale: la Francia non rappresenta oggi soltanto un problema interno. La combinazione tra debito elevato, crescita rallentata, tensioni sociali e instabilità politica può trasformarsi in una nuova fonte di rischio per l’intera area euro, in un momento in cui il contesto economico internazionale resta caratterizzato da forte incertezza.
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