Fiano: “Se il Pd vota contro il ddl antisemitismo, lascio il partito
Emanuele Fiano minaccia di lasciare il Pd se voterà contro il ddl antisemitismo. Scopri le sue dichiarazioni e il contesto politico attuale.
di Redazione Seconda Lettura 29 settembre 2026 2 min di lettura
Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele e deputato del Pd, ha annunciato che lascerà il suo partito se confermerà il voto contrario al ddl antisemitismo, approvato dal Senato lo scorso 4 marzo e ora all'esame della Camera. In un'intervista alla Stampa, Fiano ha dichiarato che il voto contrario del Pd rappresenterebbe per lui “un confine invalicabile”.
Fiano, nato a Milano nel 1963, è stato consigliere comunale per i Democratici di Sinistra (Ds) e presidente della Comunità ebraica milanese dal 1998 al 2001. In seguito ha ricoperto il ruolo di deputato dell'Ulivo e del Pd per quattro legislature. È figlio di Nedo Fiano, deportato ad Auschwitz e sopravvissuto alla Shoah.
Fiano ha raccontato di aver appreso della decisione del Pd di votare contro il ddl mentre si trovava a Auschwitz-Birkenau: “La mia persona e le mie decisioni contano niente. Conta il merito di quello che sta accadendo”. Il ddl, ha spiegato, prevede l'adozione della definizione di antisemitismo dell'International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), già adottata da numerosi Paesi europei e da istituzioni come il Parlamento europeo.
Secondo Fiano, il Pd contesta che l'inserimento della definizione possa limitare la libertà di espressione e critica politica, in particolare riguardo a Israele. Elly Schlein, segretaria del Pd, ha espresso preoccupazioni riguardo agli effetti restrittivi della definizione sulla critica a Israele.
Fiano ha accusato il Pd di aver cambiato posizione rispetto al passato: “La posizione del Pd e della segretaria è diversa da quella che il Pd ha tenuto per anni”. Ha citato una risoluzione del Parlamento europeo del 2017 che invitava ad adottare la definizione Ihra.
L'Italia ha adottato la definizione nel 2020 durante il governo Conte II. Fiano ha sottolineato che il Pd aveva sostenuto questa posizione in passato e ha ribadito che la definizione include anche una clausola di salvaguardia per la libertà di espressione.
“Quello che sta succedendo al partito su questo voto non è perdere l’adesione di Emanuele Fiano e di quelli che la pensano come me, è perdere sé stessi”, ha detto. Ha chiesto un dibattito pubblico sul tema, ma ha riscontrato silenzio da parte del partito.
Fiano ha sottolineato che la questione ha un carattere universale e non riguarda solo gli ebrei: “La mia è una posizione politica e culturale, non confessionale”. Ha espresso il suo “profondo malessere” riguardo alla situazione attuale nel Pd.
Fiano ha dichiarato che la sua decisione di lasciare il partito sarebbe “una constatazione intellettuale, politica ed emotiva” e non un atto impulsivo. Ha affermato che il voto contrario del Pd è giuridicamente e tecnicamente inconsistente.
In un'intervista a Libero, Lorenzo Guerini ha invitato Fiano a rimanere nel Pd per non disperdere i valori del partito.
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