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Conte attacca Schlein sulle armi: “23 miliardi alla difesa”. Il Riformista lo smentisce

Conte attacca Schlein sulle armi, ma Il Riformista smentisce le sue affermazioni. Scopri le verità nascoste sulla spesa militare in Italia.

di Redazione Seconda Lettura 1 ottobre 2026 3 min di lettura

Conte attacca Schlein sulle armi: “23 miliardi alla difesa”. Il Riformista lo smentisce
Illustrazione generata con intelligenza artificiale

Durante l’assemblea del Movimento 5 Stelle a Milano, Giuseppe Conte ha attaccato il Partito Democratico e la sua segretaria Elly Schlein, accusandoli di non essersi opposti con decisione alle politiche di riarmo del governo Meloni e di aver sostenuto un aumento delle spese militari.

Secondo Conte, il governo Meloni avrebbe “regalato” 23 miliardi alla difesa, sottraendoli a istruzione, sanità e welfare, e il Partito Democratico avrebbe sostenuto questa scelta. L’affermazione è stata ripetuta più volte durante il discorso, nel quale l’ex premier ha sostenuto che i “23 miliardi” destinati alla difesa siano il risultato di una precisa scelta politica, diventata uno dei principali terreni di scontro con il Partito Democratico nel dibattito interno al centrosinistra.

Il passaggio è stato ripreso dal quotidiano Il Riformista, che ha pubblicato un fact-checking sulle dichiarazioni di Conte.

Secondo l’analisi del quotidiano, la posizione assunta oggi da Conte si scontra con le scelte compiute durante i suoi governi. Quando era a Palazzo Chigi, prima con il governo “gialloverde” sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega (2018-2019) e poi con il governo “giallorosso” sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico (2019-2021), Conte non applicò politiche di riduzione della spesa militare e, fino al 2022, il Movimento 5 Stelle sostenne l’invio di armi all’Ucraina finché rimase nella maggioranza.

Secondo Il Riformista, la spesa militare in rapporto al Pil è salita dall’1,2% del giugno 2018, quando Conte si insediò a Palazzo Chigi, all’1,58% alla fine del suo mandato durante il secondo governo. In termini assoluti, la spesa sarebbe passata da 21,7 miliardi a 26,4 miliardi di euro, con un aumento di circa il 20%. È stato inoltre il periodo di maggiore crescita della spesa militare degli ultimi quindici anni fino a quel momento.

La crescita sarebbe proseguita anche durante il governo Draghi, raggiungendo poco meno di 30 miliardi di euro, ma il rapporto con il Pil è sceso all’1,50% grazie alla ripresa economica successiva alla pandemia e alla crescita del prodotto interno lordo. Questo, secondo l’analisi del quotidiano, spiega perché il rapporto spesa/Pil non abbia continuato a crescere nonostante l’aumento degli investimenti in difesa.

Il quotidiano ricorda inoltre che fu proprio Conte a confermare gli impegni assunti dall’Italia con la Nato, tra cui l’obiettivo di portare la spesa per la difesa al 2% del Pil, un impegno assunto per la prima volta da Matteo Renzi nel 2014 durante un vertice dell’Alleanza Atlantica. Al vertice Nato di Bruxelles, Conte confermò l’impegno dell’Italia ad aumentare progressivamente la spesa militare.

Secondo Il Riformista, Conte sostenne anche la posizione dell’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che chiedeva agli alleati europei di aumentare il contributo alla difesa comune, affermando che “è una spesa in se stessa molto sproporzionata” e dichiarandosi “latore del fatto che siano comprese anche dagli altri”.

La ricostruzione evidenzia quindi una discrepanza tra le scelte compiute da Conte durante i suoi governi e la posizione assunta oggi come leader dell’opposizione. L’ex premier critica infatti le politiche di riarmo e il sostegno militare all’Ucraina, utilizzando il tema per mettere in difficoltà Elly Schlein e il Partito Democratico nel confronto interno al centrosinistra in vista delle primarie dell’Unione.

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