Big Pharma contro gli Usa: "Prezzi bassi, meno farmaci in Europa
Big Pharma avverte: prezzi bassi negli USA riducono l'accesso ai farmaci in Europa. Scopri le conseguenze per la salute pubblica e la competitività.
di Redazione Seconda Lettura 29 settembre 2026 2 min di lettura
Il 22 settembre 2026 i presidenti di nove grandi gruppi farmaceutici (AstraZeneca, Boehringer Ingelheim, Chiesi, Ipsen, GSK, Novo Nordisk, Novartis, Roche e Sanofi) hanno firmato una lettera aperta che riapre il dibattito su competitività europea, accesso ai farmaci e ruolo delle politiche americane sui prezzi. Il documento invita l’Europa a tornare un mercato attraente per gli investimenti, in linea con l’obiettivo dell’Europa di garantire ai pazienti un accesso più rapido ai nuovi farmaci.
La lettera affronta anche la politica americana sui prezzi, che secondo le aziende potrebbe influenzare negativamente le strategie di lancio delle nuove terapie in Europa. La comunicazione si inserisce in un dibattito più ampio su investimenti, accesso alle cure e strategie globali del settore.
Europa e competitività farmaceutica
Secondo i dati citati nella lettera, l’Europa è passata dal 43% della ricerca e sviluppo farmaceutica mondiale del 1990 al 31% attuale, mentre negli ultimi dieci anni la quota di sperimentazioni cliniche commerciali è scesa al 9%, con la Cina che avrebbe superato l’Europa in sperimentazioni, brevetti e sviluppo di nuovi medicinali. Sul fronte dell’accesso, circa il 40% delle nuove terapie approvate non raggiungerebbe i pazienti europei e, per quelle disponibili, i tempi di attesa si avvicinerebbero ai 600 giorni.
I firmatari sottolineano la responsabilità condivisa dei governi nazionali, chiamati a intervenire sui bilanci sanitari, ridurre i tempi di valutazione e finanziamento dei nuovi medicinali e modernizzare i sistemi assistenziali. La lettera si inserisce nella riforma legislativa in corso nell’Unione Europea, che dovrebbe modificare il quadro legislativo farmaceutico.
Il nodo della politica statunitense sui prezzi
La lettera menziona anche la politica statunitense che propone di allineare i prezzi dei farmaci a quelli più bassi tra i Paesi sviluppati, una misura che secondo le aziende potrebbe avere conseguenze negative per i pazienti europei. Uno studio di modellizzazione pubblicato su The Lancet, citato nella lettera, analizza l’impatto di queste politiche sui lanci di nuovi farmaci in Europa.
Secondo lo studio, dopo il decreto esecutivo di Trump sul prezzo più favorevole, nei dieci mesi successivi i lanci di nuovi farmaci nei mercati dell’UE sono diminuiti del 35%. L’autrice principale, Kerstin Vokinger, ha dichiarato che le politiche degli Stati Uniti possono influire sull’accesso ai farmaci a livello globale, mentre l’European Patients Forum ha sottolineato il rischio concreto che i pazienti europei debbano aspettare più a lungo per terapie già disponibili altrove.
Fonti
Temi Economia